Avvolta dalla penombra della stanza, illuminata solo da un lieve lume e la luce di un monitor, sedeva più che scomposta su una vecchia sedia logora, tenendo una gamba sul tavolo, vicino a quel minuscolo computer; lì accanto, un buon bicchiere di Vodka, fogli alla rinfusa, colori sparsi quà e là ed una bottiglia di alcool vuota.
In una mano teneva una matita HB, che usava per ticchettare nervosamente, mentre nell'altra reggeva la sigaretta appena accesa, poco sopra un posacenere di fortuna.
Non c'era un solo rumore, apparte il lieve ronzio di quell'affare tecnologico ed il ticchettio ligneo della matita. I capelli alla rinfusa, la canottiera e dei jeans avrebbero fatto intuire ad ogni tipo di mammifero intelligente che aveva un caldo della madonna nonostante fossero le due di notte.
Così conciata, dunque, guardava un foglio A4, totalmente bianco, davanti a sè.
Più lo guardava, più i più svariati pensieri, come uno slideshow, scorrevano davanti a sè.
Ma nessuno di questi trovava il tempo di fermarsi per essere immortalato da un talento ben nascosto.
Era quella la sua più classica delle serate. ❦ Kamimizu Koory Aratashi ❧
» In fondo viviamo tutti in un purgatorio al rovescio. «

Kamimizu Koory Aratashi.
Diciassette anni.
Studentessa per modo di dire.
Una ragazza dagli occhi blu, forse.
Lunghi, lunghissimi capelli scuri.
Alla gente appariva una ragazza quasi come le altre, non necessariamente carina, nè tantomeno spilungona e sottile come un foglio. Era felice del suo metro e sessantatrè, perchè le permetteva di rientrare nella norma. Lei era una tipa acqua e sapone, forse in tutti i sensi; detestava i trucchi come pochi, riusciva a sopportare (quelle rare volte che la metteva) solo la matita nera. Detestava anche doversi pettinare mattina e sera, ma se non avesse compiuto tale operazione rischiava di ritrovarsi i capelli tutti annodati, lunghi com'erano. Essì! Sarebbe stata una bella seccatura! Non esigeva vestirsi affatto in modo ricercato, anzi. Il suo stile, che ondeggiava in varie direzioni, poggiava tutto sulla storica abitudine del "prendere vestiti a casaccio dall'armadio"/"comprare solo quello che mi piace". E dal momento che lei aveva gusti strani quanto impossibili, era un pò difficile prevedere cosa poteva mettersi il giorno successivo... il suo unico difetto è che era talvolta ripetitiva. Il più delle volte, adorava vestirsi con un look tutto tranne che ordinato (maglie non stirate, jeans ancora umidi, magari anche sporchi di succo di fragola), giusto a ricordare a chi la vedeva che lei, Koko, era una tipetta pazzerella.
Il suo carattere è tuttora un mistero irrisolto: annebbiata dall'involontaria lunaticità tipica di lei, un giorno era briosa ed un giorno era depressa. Ma che giorno, questione anche solo di pochi attimi! Diciamo che un suo comportamento standard comprende un'allegria travolgente, un energia forte e sorprendentemente positiva, la battuta sempre pronta ed il sorriso sulle labbra.
Ma se così non fosse? Potrebbe guardarti con due occhi profondi come la notte, brillanti come stelle e letali come un killer, oppure ti può guardare con occhi spenti, in cui leggere le sue più svariate vicende del passato e del presente, oltre che una tristezza scofortante. Si, era difficile capire cos'avrebbe fatto di li a pochi secondi, stessa cosa intuire le sue reazioni. Poteva sforzarsi quanto voleva di apparire allegra ed esplosiva, ma la realtà è che la sua infanzia porta con sè ferite troppo profonde, che fanno nascere in lei un comportamento così glaciale e distaccato da far venire i brividi anche solo fissandola. Così seria un momento, così solare subito dopo. Lunatica, seria, giocosa. Una maschera che nasconde una maschera, si diceva spesso. Un pensierino molto bello, se ci pensava. Le piaceva un mondo, anzi.
Aveva passato una vita infernale: calunniata, sfruttata, buttata via... e tutto fino a quattordici anni. Aveva avuto modo di conoscere solitudine, ira, gelosia, dolore, ipocrisia e soprattutto odio grazie ai suoi compagni di classe e la sua allegria forse troppo esplosiva ed ivadente. Quest'ultima, probabilmente, è stata punita in così brutale modo, impedendole di respirare aria salubre. Se la legalità non avesse contato nulla, se uccidere non avrebbe comportato alla prigionia, lei avrebbe preso coltelli, lame, pistole ed esplosivi, ed avrebbe fatto saltare per aria tutto e tutti, squartandoli uno alla volta, organo dopo organo, con pungente freddezza. Spesso s'immaginava la scenata sorridendo con fare vagamente sadico. In fin dei conti, avrebbe potuto farlo: era intelligente abbastanza da poter fregare la polizia (cosa che aveva già fatto diverse volte per cose di conto meno importante), era pulita, rapida e silenziosa come un ninja, chi avrebbe sospettato mai di una ragazzina di diciassette anni? Alle tre di notte, quando lei suol dormire, poteva compiere i suoi misfatti e ritornare a casa tranquilla e contenta, con un solido alibi. Una piovosa notte di sangue.
Il suo modo di vivere rasentava il sopravvivere: non amava lavorare, per niente. Avrebbe potuto fare la casalinga piuttosto, o l'artista come sempre sognava. Riusciva a fumare anche dieci sigarette al dì, quando era nervosa, e sopportava l'alcool piuttosto bene. Una cosa che adorava fare era ubriacarsi, a volte anche fino a perdere ogni cognizione di spazio e di tempo, con la vista annebbiata ove niente si riusciva a mettere bene a fuoco per più di un secondo. Adorava gli alcolici dal gusto dolce, ma non poteva certo dire di no anche a quelli più forti come la tequila. Le sarebbe andata bene anche una baracca di legno con un tetto improvvisato per vivere, le bastava avere un posto ben caldo, con del fuocherello ed un piumone. Meglio ancora se pioveva, durante la notte, perchè il ticchettio della pioggia battente le permetteva di non pensare al peggio e di rilassarsi, tanto forte è il tamburellare sull'asfalto e sulla terra.